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Il centenario della prima guerra mondiale.

Nella sala d’onore del Club Unione si è svolto giovedì scorso un interessante intermeeting tra i soci del Kiwanis Club Novara MONTEROSA e del Lions Club Novara Host, promosso dai presidenti dei due club, Dott. Federico D’Andrea e Gen. Antonio Fina. Relatore dell’incontro è stato lo storico Dott. Bruno Guasco, che ha intrattenuto i numerosi soci ed amici sulla prima guerra mondiale.

Il Dott. Guasco ha iniziato sottolineando le fragilissime condizioni di coesistenza in cui versava l’Europa nei primi anni del secolo scorso. Bastava una piccola scintilla, ha detto, per provocare una grande deflagrazione sia nel mondo coloniale che in quello balcanico, crogiuolo del nazionalismo slavo, del militarismo austriaco e dell’imperialismo russo.

L’incidente purtroppo non tardò a verificarsi, senza che nessuno avesse saputo prevedere che il conflitto sarebbe stato di dimensioni immense e disastrose per tutti.

L’evento si verificò alla fine di giugno 1914, quando, nel corso di una visita ufficiale a Serajevo, restarono vittime di un attentato Francesco Ferdinando, nipote dell’imperatore Francesco Giuseppe, divenuto principe ereditario dopo la morte del cugino Rodolfo, e la moglie Sofia. L’attentatore fu un giovane studente serbo, Gavrilo Princip, membro della setta terroristica “Mano Nera”, che cospirava per liberare i Balcani dal predominio austro-ungarico.

L’assassino fu preso, ma, essendo troppo giovane, non fu mandato sul patibolo e fu condannato a venti anni di carcere, dove morì di tubercolosi appena quattro anni dopo l’arresto. Il Dott. Guasco ha mostrato una fedele imitazione dell’arma usata dall’attentatore, una pistola FN Model 1910, semiautomatica a massa battente e fornita di un caricatore rimovibile. Era un’arma di nuova generazione, più pratica ed efficiente rispetto alle pistole precedenti, che fu introdotta in Europa nel 1910. Utilizzava una molla di rinculo innovativa, collocata intorno alla canna ed era fornita di caricatore. I due colpi partiti da quella pistola provocarono una serie di eventi, che diedero  inizio alla prima guerra mondiale.

La tragica notizia dell’assassinio cadde come un macigno su tutti i popoli europei, ma nessuno pensò ad una guerra, che per il numero dei partecipanti fu definita mondiale.

L’Austria decise subito di dare una lezione alla Serbia e, senza perdere tempo, inviò a Belgrado un ultimatum con durissime condizioni, verso le quali il governo serbo si mostrò conciliante, ma quello austriaco si dichiarò non soddisfatto; anzi il 28 luglio fece bombardare Belgrado, dando inizio alle ostilità.

La Triplice Intesa con Francia, Russia e Inghilterra, si schierò a favore della Serbia, mentre la Triplice Alleanza, composta soltanto dall’Austria e dalla Germania, perché l’Italia dichiarò la sua neutralità e quindi l’astensione da qualsiasi alleanza. Nello stesso tempo il governo italiano strinse accordi con altre potenze, attirandosi le critiche della Germania, che li definì “giri di valzer”. Successivamente, alla Triplice Alleanza si associò la Turchia con l’intento di difendere le sue posizioni in Europa.

I soldati partirono per la guerra cantando, ritenendo che il conflitto si sarebbe concluso in breve termine, ma  la vagheggiata guerra-lampo divenne invece una guerra di posizione, lunga e deprimente, dove i soldati soffrirono numerose perdite per il fuoco nemico e non solo, per le malattie, per le sofferenze, per la vita in trincee fetide e fangose, per il freddo delle alte vette alpine.

Il relatore non ha concesso spazio alla retorica e agli esercizi populistici, perché, ha affermato,  con essi non si fa la storia e s’impiegano solo perché si ha paura della verità.

Gli Stati belligeranti si erano schierati dando luogo ad alleanze contro natura, come quelle italiane che erano le più innaturali e insicure. Non si poteva certo dimenticare che per circa un secolo l’Austria era stato il potere da abbattere. La Russia era isolata ad est e tentava di mettersi in gioco per conquistare uno sbocco sul Mediterraneo attraverso il Mar Nero e lo Stretto del Bosforo. La Turchia avversava questo progetto e cercava di difendere i territori conquistati in Europa. Nell’Europa occidentale la Francia non aveva mai dimenticato la perdita dell’Alsazia e della Lorena dopo la sconfitta di Sedan e aspirava ad ampliare il suo dominio coloniale, che ormai comprendeva quasi tutti i paesi dell’Africa nord-occidentale. L’Inghilterra possedeva i territori della zona nord e sud-orientale del continente africano. Esistevano poi le ricche ed estese colonie del Belgio e del Portogallo, quelle tedesche e quelle italiane con la Libia e le zone rivierasche sul Corno d’Africa e sul Mar Rosso, con la Somalia e l’Eritrea.

L’Africa era dunque il continente che le potenze europee avevano quasi del tutto conquistato e che, abbandonata la politica di occupare le zone costiere, si spingevano  verso l’interno per conquistare quei territori ricchi di risorse naturali.

La situazione si complicò, quando la Francia occupò alla fine del secolo XVIII la Tunisia, causando all’Italia un forte risentimento, perché il paese africano distava poche miglia dai confini della Sicilia.

In questa fase convulsa e disordinata l’Italia si vendicò dichiarandosi a buon diritto neutrale e di questo atteggiamento ne approfittò proprio la Francia che con lo scoppio della guerra sguarnì i suoi confini orientali e rafforzò quelli verso la Germania.

In Italia si scontrarono diverse ideologie. Da una parte i neutralisti con i cattolici, il cui pontefice definì la guerra “un inutile massacro”, i socialisti e i liberali, che nel Parlamento facevano capo a Giolitti, il quale sapeva dell’impreparazione dell’esercito e della scarsezza degli armamenti. Dall’altra parte c’erano gli interventisti con i nazionalisti di destra, rappresentati da D’Annunzio, gli irredentisti con Cesare Battisti e i democratici interventisti con Bissolati e Salvemini. Alcuni socialisti, come Mussolini, abbracciarono la strategia di destra, che nel Parlamento era rappresentata da Salandra.

In questo scenario variegato e confuso sotto tutti gli aspetti, il 26 aprile 1915 si riunirono a Londra i rappresentanti di Francia, Inghilterra, Russia e Italia, che fu messa da parte, perché, fu sostenuto, aveva contrasti solo con l’Austria. La vittoria finale fu poi definita mutilata e comportò altri problemi.

Gli interventisti italiani, di fronte agli indugi del governo, scesero in piazza e organizzarono numerose manifestazioni per l’entrata in guerra, che avvenne il 24 maggio 1915 sotto il comando del Generale Cadorna.

Iniziarono così tre anni terribili con migliaia di morti, difficoltà di ogni genere ed epidemie.

Un duro colpo alle aspettative italiane fu assestato dalle potenze centrali il 24 ottobre 1917 con la rotta di Caporetto, un episodio ancora poco chiaro, dovuto forse al logoramento dell’esercito e alle sterili e sanguinose offensive compiute in quella guerra di trincea. L’Italia reagì e bloccò il nemico sul Piave con l’impiego di soldati nati nel 1899, non ancora ventenni e poi sfondò a Vittorio Veneto. L’Austria, dopo una precipitosa ritirata, chiese l’armistizio, che fu firmato il 3 novembre a Villa Giusti presso Padova. Il giorno seguente il Generale Diaz emanò il bollettino della vittoria.

La guerra era finita, ma quante sciagure, lutti, danni, che saranno sfruttati dalla propaganda dei nuovi nazionalisti, in Italia con Mussolini, e, successivamente, in Germania  con Hitler.

A conclusione della serata sono stati proiettati alcuni film dell’archivio personale del Generale Fina, che ha illustrato le diverse riprese. (a. l.)     

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